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Attualità
[08/06/2010]

Desidero affidare a queste pagine un pensiero carico di dolore e commozione per i fratelli del vicariato di Anatolia, da pochi giorni orfani del loro amato vescovo, mons. Padovese. Qualche anno fa, assieme ad un gruppo di giovani musicisti cattolici, la band degli Janua Coeli, ricevemmo da loro un invito per una serie di concerti e fu in quell’occasione che, ospiti della comunità cappuccina di Mersin, incontrammo mons. Padovese e la sua meravigliosa gente. Tornando a sfogliare le immagini di quel viaggio, ne ho scelta una, tremendamente eloquente, con cui desidero accompagnare queste brevi ricordi: ritrae mons. Padovese e, sullo sfondo, uno dei polizziotti che circondano le poche chiese cattoliche della Turchia, chiamati a proteggere i fedeli che le frequentano.

Non è la folla che vediamo nelle principali chiese delle nostre città: sono pochi uomini e poche donne che sul vangelo hanno deciso di scommettere davvero, uomini e donne disposti con coraggio ad affrontare quotidiani sacrifici per far parte della Chiesa e per contribuire a farla crescere. Mentre la tv li mostra al mondo, ricordo quei volti e quella terra, da poco macchiata del sangue dell’ennesimo martire, da sempre carica di significato per la nostra fede; ricordo quelle umili comunità, chiamate all’impresa di testimoniare il vangelo in mezzo a un islamismo in continua crescita e a un prepotente laicismo; ricordo l’ansia con cui partecipavano a quell’Eucaristia celebrata con fatica, in chiese ben protette, eppure pronte ad accogliere chiunque. E ricordo quella strana sensazione che tutti provammo, al termine di quella piccola “missione musicale”: eravamo partiti per l’Anatolia convinti di andare a raccontare la nostra fede attraverso la musica, ma stavamo tornando consapevoli dell’immensa grazia ricevuta nell’incontro con quei nostri fratelli.

A loro, agli amici del convento di Mersin, alla comunità di Antiochia, alle suore di Tarso, insomma: a quella chiesa di frontiera (anzi: al di là della frontiera), oggi sconvolta per la morte del suo pastore, vanno la nostra gratitudine, le nostre preghiere e il nostro incoraggiamento a proseguire nella loro preziosissima opera di testimonianza.


Autore: Omar
 
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