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Clicca qui per ingrandire l'immagine Eluana: un anno dopo
Attualità
[12/02/2010]

Ad un anno di distanza dalla morte di Eluana Englaro, incollo qua sotto un'intervista che ho fatto a Bobby Schindler, il fratello di Terri Schiavo, pubblicata su Avvenire. A Terri toccò la stessa sorte di Eluana. E molte sono anche le analogie in termini di dibattito pubblico e portata culturale.

Bobby è una persona magnifica, che ha fatto della battaglia per ricordare sua sorella una ragione di vita. Mi ha colpito molto il fatto che non sembra, dallo scambio di mail che ho avuto con lui, portare rancore. Vive un grande dolore, ma lo fa con grande lucidità, tanto da avere chiara la visione del mondo e dell'umanità e la portata culturale della morte di Terri (e di Eluana).

La nostra umanità è indissolubilmente legata a quella di tutti gli altri e soprattutto proprio dei deboli, mi ha detto. Qui di seguito l'intervista.

Il primo anniversario della morte di Eluana. I recenti risultati di una ricerca condotta da scienziati provenienti da Belgio e Gran Bretagna su 54 pazienti, di cui 23 in stato vegetativo permanente, pubblicati sul New England Journal of Medicine e che hanno mostrato segni di attività cerebrale se stimolati da domande. Le bugie che continuano ad essere raccontate su sua sorella. Sono molti i motivi che rendono interessante lo scambio di battute con Bobby Schindler, fratello di Terri Schiavo, la donna che cinque anni fa fu fatta morire di fame e di sete dopo che una sentenza della Corte federale della Florida dette il via libera alla sospensione di alimentazione ed idratazione. In dichiarazioni rilasciate alla ABC e alla Catholic News Agency, Bobby Schindler ha definito “agrodolce” lo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, dal momento che queste ricerche avrebbero potuto aiutare Terri a comunicare con la sua famiglia. “E’ sconvolgente per me – ha dichiarato Schindler – vedere pubblicati questi risultati. La corte non ci permise di fare questo tipo di test su mia sorella”. Questo, ha aggiunto  Schindler, dimostra ancora una volta come possano verificarsi errori nel formulare diagnosi che poi vengono usate come motivazione per portare il paziente alla morte.  Interpellato da Avvenire, Bobby Schindler si sofferma su questi aspetti e sull’impatto che la morte di Terri ha avuto, e ha ancor oggi a quasi cinque anni di distanza, sull’opinione pubblica americana e non solo. E per farlo prende in prestito le parole di Wesley J. Smith , noto bioeticista statunitense: “Una forma mortale di virus eugenetico è tornato ad affliggere la nostra società. Ha la pretesa di riguardare l’ambito della compassione e della libertà di scelta, ma in realtà si tratta dell’abbandono dei più deboli”.  Un virus che ci fa dimenticare che “la nostra umanità è indissolubilmente legata a quella di tutti gli altri e soprattutto proprio dei deboli”.  Al dolore della famiglia per la morte di Terri, si aggiunge quello dovuto alle menzogne raccontate sulla situazione della donna all’epoca dei fatti: “Si è detto spesso che Terri era in coma, che era in vita grazie a sostegni artificiali, che non rispondeva agli stimoli, che il suo stato era quello di una persona alla fine della propria vita. Tutto falso ed ingannevole” – prosegue Bobby Schindler – “Era semplicemente una donna fisicamente sana ma con una grave lesione cerebrale e che per vivere aveva bisogno di quello di cui tutti noi necessitiamo: acqua e cibo”. Oltre alle bugie, ci sono i silenzi: “Quasi mai si parla delle 40 perizie (consultabili all’indirizzo http://terrisfight.org/pages.php?page_id=17)  che attestavano che Terri non si trovava in stato vegetativo e che avrebbe tratto beneficio dalle terapie che fin da subito le furono negate”. Tutto questo ha contribuito ad influenzare in modo determinante l’opinione pubblica e il dibattito negli Stati Uniti e su questo aspetto il fratello di Terri Schiavo non si mostra ottimista: “Le cose stanno andando male. Se continuiamo su questa strada, se si prendono decisioni sulla base di un giudizio sulla qualità della vita di una persona, le cose andranno senza dubbio sempre peggio”.

 

Autore: Lorenzo Schoepflin
 
Leggi i commenti relativi a questa NEWS
16/03/2010 23.58
Nominativo: tool [ bonni.klaydie@gmail.com]
Perche non:)
14/02/2010 23.39
Nominativo: Lorenzo S. [ lorenzo79@arezzogiovani.it]
Eluana aveva solo bisogno di acqua e nutrimento (come Terri). Eluana non stava morendo, non era una malata terminale. E'morta di fame e di sete, non per una malattia. Detto questo, si capisce bene che quanto riportato non è attinente al caso specifico.
14/02/2010 23.20
Nominativo: paolo [ paolo@casalini.biz]
È lecito interrompere l’applicazione di mezzi straordinari, quando i risultati deludono le speranze riposte in essi. Ma nel prendere una decisione del genere, si dovrà tener conto del giusto desiderio dell’ammalato e dei suoi familiari, nonché del parere di medici veramente competenti; costoro potranno senza dubbio giudicare meglio di ogni altro se l’investimento di strumenti e di personale è sproporzionato ai risultati prevedibili e se le tecniche messe in opera impongono al paziente sofferenze e disagi maggiori dei benefici che se ne possono trarre. È sempre lecito accontentarsi dei mezzi normali che la medicina può offrire. Non si può, quindi, imporre a nessuno l’obbligo di ricorrere ad un tipo di cura che, per quanto già in uso, tuttavia non è ancora esente da pericoli o è troppo oneroso. Il suo rifiuto non equivale al suicidio: significa piuttosto o semplice accettazione della condizione umana, o desiderio di evitare la messa in opera di un dispositivo medico sproporzionato ai risultati che si potrebbero sperare, oppure volontà di non imporre oneri troppo gravi alla famiglia o alla collettività. Nell’imminenza di una morte inevitabile nonostante i mezzi usati, è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita. SANT'UFFIZIO 5 MAGGIO 1980
   
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